Passeggiando sotto i portici di Via Po, nel cuore di Torino, si incontra un luogo che da oltre due secoli osserva la storia italiana scorrere davanti alle proprie vetrine. Non è soltanto un caffè storico. Non è semplicemente un elegante locale del centro cittadino. Il Caffè Fiorio è stato un vero e proprio laboratorio politico, un salotto aristocratico, un osservatorio privilegiato del Risorgimento e uno dei simboli più autentici della cultura torinese.
Entrare oggi nel Fiorio significa attraversare una soglia temporale. Le sedie in velluto rosso, gli specchi, gli affreschi e l'atmosfera raffinata sembrano raccontare ancora le conversazioni di ministri, generali, intellettuali e sovrani che vi si incontravano quando Torino era capitale del Regno di Sardegna e, per un breve ma fondamentale periodo, anche del Regno d'Italia.
Pochi locali italiani possono vantare una storia così strettamente intrecciata con le vicende politiche e culturali della nazione. Se il Caffè Greco rappresenta Roma e il Caffè Florian rappresenta Venezia, il Fiorio rappresenta l'anima più elegante, riservata e politica di Torino.
La storia del Fiorio inizia nel 1780, quando venne inaugurato nella allora Contrada di Po, l'attuale Via Po.
Torino era una capitale europea in crescita, sede della monarchia sabauda e punto di riferimento per l'aristocrazia piemontese. In quel contesto nacque il locale fondato dai fratelli Fiorio, destinato ben presto a diventare uno dei punti d'incontro più prestigiosi della città.
Fin dall'inizio il caffè attirò una clientela selezionata:
nobili
ufficiali dell'esercito
funzionari di corte
alti burocrati
La sua eleganza lo distingueva da altri locali cittadini e contribuì a costruirne rapidamente la reputazione.
In un'epoca in cui i caffè rappresentavano molto più di semplici esercizi commerciali, il Fiorio divenne un luogo dove si formavano opinioni, si stringevano alleanze e si commentavano gli eventi politici del momento.
Durante il periodo della Restaurazione il Fiorio acquisì una precisa identità politica.
Mentre altri locali torinesi erano frequentati da liberali e rivoluzionari, il Fiorio divenne il punto di riferimento dell'aristocrazia conservatrice.
Per questo motivo venne soprannominato: "Il Caffè dei Codini" oppure "Il Caffè dei Machiavelli"
Il termine "codini" era utilizzato per indicare coloro che rimanevano legati ai valori dell'Antico Regime e guardavano con sospetto alle idee rivoluzionarie provenienti dalla Francia.
I frequentatori del Fiorio discutevano di politica, diplomazia e strategie di governo, spesso influenzando indirettamente le decisioni che venivano prese nei palazzi del potere.
Non era raro che una conversazione iniziata davanti a una tazza di cioccolata o a un caffè trovasse poi seguito nelle stanze della corte sabauda.
Con il passare degli anni il panorama politico italiano cambiò profondamente.
Le idee nazionali e liberali iniziarono a diffondersi e Torino divenne il centro propulsore del processo che avrebbe portato all'Unità d'Italia.
Anche il Fiorio cambiò volto.
Se inizialmente era stato un ritrovo aristocratico conservatore, nella seconda metà dell'Ottocento si trasformò progressivamente in uno dei luoghi simbolo del dibattito risorgimentale.
Tra i suoi tavoli si incontravano figure destinate a entrare nei libri di storia.
Tra i frequentatori più illustri si ricordano:
Camillo Benso, Conte di Cavour
Massimo d'Azeglio
Urbano Rattazzi
Cesare Balbo
Santorre di Santarosa
Giovanni Prati
Giacinto Provana di Collegno
Il Fiorio diventò così una sorta di parlamento informale dove si confrontavano le principali personalità politiche dell'epoca.
Uno degli aneddoti più famosi riguarda Carlo Alberto di Savoia.
Secondo le cronache del tempo, il sovrano aveva l'abitudine di informarsi ogni giorno su ciò che si diceva al Fiorio prima di iniziare le proprie udienze ufficiali.
Questo dettaglio racconta meglio di qualsiasi documento l'influenza che il locale esercitava sull'opinione pubblica torinese.
Sapere quali fossero gli umori del Fiorio significava conoscere gli orientamenti dell'élite politica e sociale della città.
In pratica, il caffè funzionava come un moderno osservatorio politico.
Quando la borghesia iniziò a frequentare sempre più assiduamente il locale, una parte dell'aristocrazia storica manifestò una certa insofferenza.
Per alcuni nobili il Fiorio stava perdendo quell'esclusività che ne aveva decretato il successo.
Nel 1850 il locale assunse temporaneamente il nome di: Caffè della Confederazione Italiana
La modifica durò poco, ma testimonia il clima politico e culturale in continua evoluzione che caratterizzava l'Italia preunitaria.
Tra le curiosità più affascinanti legate al Fiorio vi è una tradizione che attribuisce proprio a questo locale la nascita del cono gelato da passeggio.
Anche se l'origine esatta del cono è ancora oggetto di dibattito storico, il Fiorio viene spesso citato tra i pionieri di questa innovazione.
L'idea di poter consumare il gelato camminando rappresentò una piccola rivoluzione gastronomica.
Oggi sembra normale, ma nell'Ottocento il gelato era generalmente servito in coppe, bicchieri o contenitori riutilizzabili.
Il cono trasformò il consumo del gelato in un'esperienza più pratica e popolare.
Una delle ragioni per cui il Fiorio continua ad affascinare visitatori e turisti è la straordinaria conservazione degli ambienti storici.
Nel 1845 venne effettuato un importante restauro.
Furono introdotti:
sedie in velluto rosso
tappezzerie eleganti
decorazioni artistiche
affreschi
sculture
Tra gli artisti coinvolti figurano:
Francesco Gonin
Giuseppe Bogliani
Nel 1850 il locale venne ulteriormente ampliato con una grande sala longitudinale e diversi ambienti superiori.
Ancora oggi questi spazi conservano gran parte del fascino originario.
Come accade per molti luoghi iconici italiani, anche il Fiorio è entrato nella cultura popolare.
Nel 1996 alcune scene del film:
Tutti giù per terra
diretto da
Davide Ferrario
vennero girate all'interno del locale.
La scelta non fu casuale.
Il Fiorio rappresenta infatti uno dei luoghi più riconoscibili e suggestivi della Torino storica.
Visitare il Fiorio significa anche concedersi un'esperienza gastronomica.
Tra le specialità più apprezzate figurano:
caffè espresso tradizionale
cioccolata calda
bicerin
pasticceria piemontese
gelati artigianali
semifreddi
dolci storici torinesi
Particolarmente celebre resta la qualità delle preparazioni dolciarie, eredi di una tradizione che attraversa più di due secoli.
Molti caffè storici italiani sono diventati semplici attrazioni turistiche.
Il Fiorio, invece, conserva ancora oggi una doppia anima.
Da una parte è una testimonianza viva della storia italiana.
Dall'altra continua a essere un luogo frequentato dai torinesi, che vi si recano per una colazione, un caffè o un incontro di lavoro.
Forse è proprio questa continuità il suo segreto.
Da oltre 240 anni il mondo è cambiato radicalmente.
Sono caduti imperi.
Sono nate nazioni.
Sono cambiate mode e abitudini.
Eppure il Fiorio continua a svolgere la funzione per cui era nato: essere un luogo dove le persone si incontrano, discutono, osservano il proprio tempo e immaginano il futuro.
Tra una tazza di caffè e una conversazione, proprio come accadeva ai tempi di Cavour e Carlo Alberto.





