Nel paese della Nutella, delle creme al gianduia e delle nocciole piemontesi, il burro di arachidi ha dovuto conquistarsi il proprio spazio partendo da una posizione decisamente svantaggiata. Per generazioni di italiani, l'immagine di riferimento è stata quella di un vasetto di crema dolce al cioccolato da spalmare sul pane a colazione, mentre la pasta di arachidi, densa, salata e dal gusto intenso, apparteneva soprattutto all'immaginario americano, quello dei film in cui qualcuno prepara un sandwich con pane bianco, marmellata e una generosa cucchiaiata di peanut butter. Eppure, ridurre il burro di arachidi a una curiosità d'importazione significa sottovalutare sia la sua diffusione crescente sia le possibilità gastronomiche che offre.
In Italia il burro di arachidi è ancora meno radicato nella tradizione domestica rispetto alle creme di nocciole, ma non è più un prodotto introvabile. Si trova ormai in numerose catene di supermercati, nei negozi di alimentazione biologica, nei punti vendita specializzati in prodotti sportivi e negli e-commerce. La sua presenza è stata favorita dalla globalizzazione delle abitudini alimentari, dalla diffusione delle ricette internazionali sui social e dall'interesse di chi pratica sport o cerca alimenti energetici per la colazione. Non esistono, tuttavia, percentuali semplici e universalmente rappresentative che permettano di affermare con precisione quante famiglie italiane lo consumino regolarmente: la disponibilità sugli scaffali non equivale automaticamente a una diffusione paragonabile a quella americana.
Il contrasto culturale resta interessante. Le arachidi sono conosciute e consumate da tempo in Italia, soprattutto tostate e salate, come snack da aperitivo o da sgranocchiare durante una partita in televisione. Ma mangiare arachidi intere e trasformarle in una crema da utilizzare in cucina sono due abitudini differenti. La prima non richiede alcun cambiamento nelle ricette tradizionali; la seconda introduce un ingrediente con una consistenza, un contenuto di grassi e un profilo aromatico che non fanno parte del repertorio classico della cucina italiana.
La nostra tradizione delle creme spalmabili, del resto, ha sviluppato una personalità fortissima. Le nocciole sono protagoniste di specialità piemontesi come il gianduia, mentre pistacchi, mandorle e cioccolato alimentano un vasto universo di creme regionali e artigianali. Il burro di arachidi non deve necessariamente competere con questi prodotti: ha un sapore diverso, generalmente meno dolce nelle versioni naturali, e può essere utilizzato tanto nelle preparazioni dolci quanto in quelle salate.
La prima distinzione da fare è proprio fra le diverse tipologie in commercio. Il burro di arachidi composto esclusivamente da arachidi macinate ha un gusto intenso, una consistenza che può essere liscia oppure croccante e una naturale tendenza a separarsi, con l'olio che affiora in superficie. Altri prodotti contengono sale, zuccheri, oli aggiunti o ingredienti destinati a rendere la consistenza più uniforme. La scelta cambia il risultato della ricetta: una crema pura è generalmente più versatile per cucinare, perché permette di controllare meglio la dolcezza e il condimento.
Ma veniamo alla domanda più interessante: che cosa si può preparare oltre ai classici sandwich e ai biscotti? La risposta è molto più ampia di quanto si possa immaginare.
Una delle applicazioni più riuscite è nelle salse salate. Il burro di arachidi, mescolato con succo di lime, salsa di soia, aglio, zenzero e un po' d'acqua calda, diventa una crema fluida e saporita, adatta ad accompagnare verdure crude, verdure al vapore, tofu, spiedini di pollo o involtini. È una preparazione ispirata alle salse di arachidi diffuse in diverse cucine del Sud-est asiatico, anche se le ricette autentiche variano notevolmente da una regione all'altra. Non bisogna confondere tutte queste tradizioni in un'unica generica cucina asiatica: ingredienti, tecniche e consistenze cambiano a seconda del paese e della preparazione.
Una versione semplice, perfetta anche per chi cucina a casa in Italia, si ottiene mescolando due cucchiai di burro di arachidi naturale con un cucchiaio di salsa di soia, il succo di mezzo lime, mezzo cucchiaino di zenzero grattugiato e acqua calda quanto basta per raggiungere la consistenza desiderata. Chi ama il piccante può aggiungere peperoncino. Il risultato è una salsa cremosa, leggermente acidula e sapida, che funziona molto bene con verdure saltate in padella o con un piatto di riso.
Un'altra preparazione celebre è il pollo satay, diffuso in diverse parti del Sud-est asiatico e particolarmente associato alle tradizioni gastronomiche indonesiane e malesi. Il pollo viene tagliato a strisce o a bocconcini, marinato con spezie e poi cotto su spiedini. La salsa di accompagnamento può contenere arachidi, aromi, ingredienti dolci e acidi, secondo la ricetta. In questo caso il burro di arachidi rappresenta una scorciatoia pratica per ottenere una consistenza cremosa, sebbene una salsa preparata partendo da arachidi lavorate appositamente possa avere un profilo diverso. È un esempio perfetto di come un ingrediente poco tradizionale in Italia possa entrare in una preparazione salata senza risultare fuori posto.
Anche il pad thai, celebre piatto thailandese a base di noodles di riso, uova e altri ingredienti, viene talvolta preparato in versioni domestiche che incorporano burro di arachidi. È bene precisare che non si tratta di un ingrediente indispensabile in tutte le versioni tradizionali: la ricetta può prevedere arachidi tostate e tritate, mentre il burro di arachidi è spesso una soluzione adottata nelle reinterpretazioni casalinghe occidentali. Il risultato può essere gustoso, ma non è necessario chiamare autentica qualsiasi variante che contenga gli stessi sapori di base.
Spostandoci in Africa occidentale, incontriamo un altro grande territorio gastronomico nel quale le arachidi svolgono un ruolo importante. In diversi paesi della regione si preparano stufati e salse a base di pasta di arachidi, pomodoro, cipolla e spezie, spesso accompagnati da riso o altri alimenti ricchi di amido. Le ricette cambiano sensibilmente da una comunità all'altra e possono includere carne, pesce, verdure o tuberi. Il burro di arachidi non zuccherato può essere utile per riprodurre alcune di queste preparazioni, purché si scelga un prodotto adatto e si rispettino gli equilibri della ricetta. Il suo contributo è soprattutto strutturale e aromatico: addensa la salsa, apporta grassi e regala una nota tostata che si sposa bene con il pomodoro e le spezie.
Ma non serve attraversare mezzo mondo per trovare impieghi interessanti. Il burro di arachidi può diventare un ingrediente efficace anche in una zuppa di zucca, carote o patate dolci. Ne basta una piccola quantità, sciolta nel liquido caldo e amalgamata con cura, per ottenere una consistenza più vellutata e un sapore più profondo. Con zucca, cipolla, brodo vegetale e una punta di peperoncino, per esempio, può contribuire a creare una zuppa cremosa dal carattere insolito, senza bisogno di aggiungere panna. È una reinterpretazione contemporanea, non una ricetta tradizionale italiana, ma dimostra quanto sia facile utilizzare questo ingrediente anche al di fuori delle cucine che lo hanno reso celebre.
Lo stesso principio vale per le verdure saltate in padella. Broccoli, cavolo, carote e peperoni possono essere conditi con una salsa di arachidi, soia e lime, ottenendo un piatto saporito da servire con riso o noodles. Il segreto è non esagerare con la quantità: il burro di arachidi è concentrato, ricco di grassi e capace di dominare facilmente gli altri ingredienti. Una cucchiaiata ben dosata può dare carattere a un'intera preparazione; versarne troppo rischia invece di rendere il piatto pesante e monotono.
Esiste poi un uso meno evidente, ma molto interessante, nei condimenti per insalate. Una piccola quantità di burro di arachidi, emulsionata con aceto di riso o succo di limone, acqua, senape e un pizzico di sale, può creare una vinaigrette cremosa da abbinare a cavolo cappuccio, carote, cetrioli ed erbe aromatiche. Il risultato è particolarmente adatto alle insalate di ispirazione asiatica, ma può funzionare anche con verdure più familiari. In questo caso l'acidità è essenziale: senza una componente fresca e pungente, la ricchezza della crema rischia di appesantire il condimento.
Naturalmente, il burro di arachidi resta molto apprezzato anche nelle preparazioni dolci. Oltre ai biscotti, può essere incorporato in brownies, torte, creme, barrette energetiche e dessert al cucchiaio. Si abbina bene al cioccolato fondente, alla banana, all'avena e al miele. Mescolato con yogurt naturale e un po' di frutta, può diventare una colazione o uno spuntino sostanzioso; aggiunto a un frullato, conferisce cremosità e un gusto tostato. Non è però una fonte proteica miracolosa: contiene proteine, ma anche una quantità significativa di grassi e quindi apporta parecchia energia. Per chi pratica sport può essere un alimento utile, purché inserito in una dieta complessivamente adeguata.
Un'ultima possibilità riguarda le marinature. Il burro di arachidi può essere mescolato con salsa di soia, aglio, zenzero e una componente acida per ottenere un rivestimento aromatico per tofu, pollo o verdure prima della cottura. Occorre però evitare che la salsa, soprattutto se contiene zuccheri, bruci a temperature elevate: spesso è preferibile usarne una parte per marinare e conservare il resto per accompagnare il piatto dopo la cottura.
La sua scarsa presenza nella cucina italiana tradizionale non dipende dunque da una presunta incompatibilità con il nostro gusto. Dipende soprattutto dalla storia delle abitudini alimentari, dalla disponibilità degli ingredienti e dalla forza di ricette consolidate nel tempo. La cucina italiana ha sviluppato un repertorio straordinario fondato su olio extravergine d'oliva, burro, formaggi, frutta secca locale e numerosi altri ingredienti regionali. Il burro di arachidi non ha avuto lo stesso percorso storico e, di conseguenza, non compare normalmente nei ricettari classici.
Questo non gli impedisce di trovare spazio nelle cucine contemporanee. Non è necessario trasformare la carbonara o il risotto alla milanese per dimostrare che un ingrediente sia versatile: basta riconoscere che esistono preparazioni nelle quali può esprimersi al meglio. Una salsa per verdure, uno stufato speziato, un condimento per noodles o una zuppa cremosa sono impieghi molto più convincenti del tentativo di inserirlo a forza in qualsiasi piatto.
In Italia il burro di arachidi rimane meno comune delle creme dolci a base di nocciole e cioccolato, ma la sua presenza è ormai consolidata in una parte del mercato e fra chi ama sperimentare. E la vera sorpresa non è che possa essere usato per preparare biscotti o sandwich: è che, una volta superata l'associazione con la colazione americana, riveli una versatilità capace di attraversare cucine e tradizioni molto diverse.
Cesio Endrizzi






