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Seada (o Sebada): L'Anima Dorata e Focosa della Sardegna



Se potesse parlare, la Seada parlerebbe con l’accento aspro e caldo dei pastori del Supramonte, e profumerebbe di vento di macchia, pecora e arancia. Non è un semplice dolce sardo. È un’esperienza, una contrapposizione sapiente di sapori, un rito ancestrale che racchiude l’essenza di un’isola fiera e selvaggia.

La sua perfezione sta nell’equilibrio audace tra l’esterno croccante e salato della pasta fritta, l’interno filante e intenso del formaggio ovino fresco, e il rivestimento dolce e amaro del miele di corbezzolo. Un trittico che stupisce, conquista e non si dimentica.

Le origini della Seada sono umili, pratiche e geniali, radicate nella vita agro-pastorale della Sardegna centrale e interna (Barbagia, Ogliastra, Nuorese).

  • Cibo di Sopravvivenza: Nata probabilmente come piatto unico per i pastori durante i lunghi periodi di transumanza, univa ingredienti nutrienti, a lunga conservazione e disponibili in loco: la farina (di grano duro o semola), il formaggio ovino fresco e acido (come "casu axedu", ovvero formaggio acidulo, o il "casu fiàu", formaggio tenero), lo strutto (o l’olio) per friggere, e il miele come dolcificante prezioso.

  • Da Piatto Salato a Dolce di Festa: In origine era forse più un piatto salato, una sorta di calzone ripieno di formaggio. Con il tempo, l’aggiunta del miele (soprattutto quello amaro e aromatico di corbezzolo, pianta simbolo della macchia mediterranea sarda) l’ha trasformata in un dessert, pur mantenendo la sua anima rustica. Divenne il dolce delle grandi occasioni, delle feste paesane e delle celebrazioni familiari.

  • Un Marchio d'Identità: Oggi la Seada è l’emblema più riconoscibile della pasticceria sarda nel mondo, un Presidio Slow Food che ne tutela la ricetta tradizionale e le materie prime. Ogni famiglia, ogni paese custodisce la sua piccola variazione, ma il cuore resta immutabile: pasta, formaggio, frittura, miele.


Ricetta Autentica della Seada Sarda

Difficoltà: Medio-Alta (la lavorazione della pasta è delicata)
Tempo: 1 ora e 30 minuti (più riposo)
Dosi: per 8-10 seadas medie

Ingrediente fondamentale: la qualità. Senza un buon formaggio ovino fresco e acido e un miele profumato (di corbezzolo, se si ama l’amaro, o di eucalipto/cardio per un gusto più dolce), non è autentica.

Per la Pasta:

  • 500 g di semola di grano duro rimacinata

  • Circa 200-250 ml di acqua calda (quanto basta)

  • 80 g di strutto di suino (o, in alternativa, olio di oliva leggero) - Lo strutto dona una friabilità unica.

  • Scorza grattugiata di 1 limone non trattato

  • Un pizzico di sale fino


Per il Ripieno:

  • 600 g di formaggio ovino fresco per seadas (es. Fiore Sardo giovane, Pecorino Sardo fresco non stagionato, o una miscela di ricotta ovina salata e formaggio fresco acidulo)

  • Scorza grattugiata di 1/2 limone non trattato (facoltativa, ma tradizionale)


Per Friggere e Finire:

  • Strutto di suino (tradizionale) o olio di semi di arachide per friggere

  • Miele di corbezzolo (amaro e aromatico) o, in alternativa, miele di eucalipto, cardo o millefiori sardo.


Preparazione:

Fase 1: L'Impasto (Su Pastu)

  1. Su una spianatoia, disponi a fontana la semola. Al centro, metti lo strutto a pezzetti, la scorza di limone e il sale.

  2. Inizia a impastare con le dita, sfregando la semola con lo strutto fino a ottenere un composto sabbioso.

  3. Aggiungi l'acqua calda poco alla volta, continuando a impastare energicamente. La pasta deve essere soda, liscia ed elastica, ma non troppo dura. L'acqua necessaria dipende dalla semola.

  4. Forma una palla, avvolgila nella pellicola e lascia riposare a temperatura ambiente per almeno 30 minuti.


Fase 2: Il Ripieno (Su Chighidu)

  1. Grattugia finemente il formaggio (se è molto umido, strizzalo leggermente in un canovaccio).

  2. Mescolalo in una ciotola con la scorza di limone grattugiata, se la usi. Deve risultare un composto omogeneo. Forma delle palline delle dimensioni di una noce e tieni da parte.


Fase 3: Formare le Seadas (Assettu)

  1. Prendi l'impasto e stendilo con il matterello (o con la macchina per la pasta) fino a ottenere una sfoglia sottilissima, spessa 1-2 mm al massimo. La sottigliezza è fondamentale per la friabilità.

  2. Con un coppapasta o un piatto, ricava dei dischi di circa 12-14 cm di diametro.

  3. Al centro di un disco, adagia una pallina di formaggio. Spennella leggermente i bordi con acqua.

  4. Copri con un altro disco di pasta e premi con decisione i bordi per sigillarli perfettamente. Per una chiusura a regola d'arte, usa la punta delle dita per creare il tipico bordo a cordoncino (su bordi ‘e seada), pizzicando e ripiegando la pasta su sé stessa. Questo passaggio impedisce alla seada di aprirsi in cottura.

  5. Ripeti con tutto l'impasto.


Fase 4: La Frittura (Frittura)

  1. In una padella ampia, porta il grasso di frittura (lo strutto è l'ideale) a una temperatura di 170-175°C. Deve essere abbondante.

  2. Friggi le seadas, una o due alla volta, per 2-3 minuti per lato, finché non diventano gonfie, dorate e screpolate in superficie.

  3. Sgocciolatele bene su carta assorbente.


Fase 5: L'Ultimo Atto: Il Miele (Su Mele)

  1. Impiatta le seade ancora calde (ma non bollenti).

  2. In quel preciso momento versa sopra, abbondante, il miele caldo. Il calore della seada farà sciogliere leggermente il formaggio all'interno e il miele penetrerà nelle screpolature della pasta.

  3. Servire immediatamente.


La Seada è un monolite di sapore che chiede rispetto e abbinamenti mirati.

  • Il Vino Giusto:

    • Vino Passito: L'abbinamento principe. Un Malvasia di Bosa o un Moscato di Sorso-Sennori dolce, con la sua acidità e le sue note di frutta secca e fiori secchi, contrasta il grasso del fritto e del formaggio e dialoga alla perfezione con il miele.

Mirto: Un bicchierino di Mirto (liquore tradizionale sardo a base di bacche di mirto) a fine pasto accompagna magnificamente il retrogusto della seada, con le sue note balsamiche e terrose.


La Bevanda Calda:

    • Caffè Moka Forte: L'amaro del caffè è un contrappunto classico e vincente alla dolcezza del miele e alla sapidità del formaggio.


  • Come e Quando Servirla:

    • Solo, come Apoteosi del Pasto: È il perfetto dessert dopo un pranzo o una cena sarda a base di maialetto, pecora o zuppe di legumi.

    • Attenzione alla Temperatura: Va servita caldissima, appena fritta e appena immersa nel miele. È l'unico momento in cui la sua magia è completa: il contrasto tra la crosta fumante e il cuore filante è un'esperienza irripetibile.

Mangiare una Seada non è consumare un dolce. È compiere un viaggio sensoriale nell'anima più autentica della Sardegna. È gustare la storia dei pastori, il profumo della macchia, la maestria delle mani esperte che modellano la pasta. È un atto di coraggio gastronomico che viene premiato con un'emozione unica: l'armonia perfetta tra salato, dolce, croccante e cremoso. A pronto! (Buon appetito!)



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