Se c’è un dolce che più di ogni altro ha saputo viaggiare
attraverso epoche, culture e continenti, adattandosi e trasformandosi
senza mai perdere la sua essenza, questo è la cheesecake. Un dessert
che affonda le radici nella Grecia antica, passa per la Roma
repubblicana, attraversa l’Europa medioevale e approda infine in
America, dove trova la consacrazione definitiva. Oggi, la cheesecake
non è più soltanto un dolce: è un linguaggio universale della
pasticceria, declinato in mille forme, dal Giappone agli Stati Uniti,
dall’India al Sudafrica, fino ai moderni laboratori artigianali
italiani.
Dietro la sua apparente semplicità – una base croccante che
regge una crema morbida e vellutata – si nasconde una storia
millenaria che parla di scambi culturali, contaminazioni
gastronomiche e continua reinvenzione. La cheesecake è un piatto di
memoria collettiva: ogni versione racconta il gusto di un popolo, il
clima di un’epoca, la disponibilità degli ingredienti.
Il primo riferimento letterario alla cheesecake si deve al poeta
Callimaco, che attribuì a Egimio, autore greco, un trattato
sull’arte di preparare torte al formaggio. Non era ancora la
cheesecake che conosciamo oggi, ma un dolce chiamato plakous,
fatto di formaggio fresco e miele. Secondo le cronache, durante i
primi Giochi Olimpici del 776 a.C., agli atleti di Delo veniva
offerto un dessert nutriente a base di formaggio di pecora e miele:
energia pura in una forma dolce e cremosa.
I Romani, eredi della cultura greca, trasformarono quel dolce
nella placenta, descritta da Catone nel De Agri Cultura:
due dischi di pasta farciti con formaggio e miele, aromatizzati con
alloro. Sempre Catone menziona il savillum, una preparazione
di formaggio, miele e farina, cotta al forno e cosparsa di semi di
papavero. È in queste ricette che si intravede l’antenata diretta
della cheesecake moderna.
Con il Medioevo, la diffusione del formaggio fresco in Europa
permise lo sviluppo di varianti regionali. In Germania nacque il
Käsekuchen, con base di pasta frolla e ripieno di quark. In
Italia, la ricotta divenne protagonista di torte dolci profumate al
limone o allo zafferano, specialmente in Sicilia e Sardegna. In
Francia, la tarte au fromage blanc puntava sulla leggerezza,
mentre nei Paesi Bassi il kwarktaart celebrava la freschezza
del formaggio quark senza bisogno di cottura.
Il salto oltreoceano cambiò tutto. Negli Stati Uniti, la
cheesecake trovò la sua patria definitiva grazie all’introduzione,
a fine Ottocento, della crema di formaggio industriale. Nel 1872, un
produttore di latticini di New York perfezionò il cream cheese,
rendendolo facilmente lavorabile e perfetto per dolci di grande
consistenza. Da lì nacque la celebre New York Cheesecake, cotta
lentamente, ricca, densa e vellutata, simbolo della pasticceria
americana.
Oggi, esistono due grandi famiglie di cheesecake: quella cotta e
quella fredda. La prima si basa su una lenta cottura in forno, che
conferisce al ripieno compattezza e profondità di sapore. La
seconda, più diffusa in Europa e Australia, utilizza la gelatina o
l’amido di mais per stabilizzare la crema, mantenendola fresca e
leggera.
Le varianti nazionali raccontano storie diverse: in Giappone la
cheesecake assume la consistenza di un soufflé, soffice come una
nuvola; nelle Filippine diventa viola grazie all’ube, l’igname
tipico dell’arcipelago; in Sudafrica si prepara con panna e liquore
Amarula; in Polonia prende il nome di sernik e si prepara
con twaróg; in India, nello stato di Orissa, la chhena poda
cuoce lentamente fino a caramellare la superficie.
La ricetta della New York Cheesecake
Fra tutte le varianti, quella di New York rimane la più
celebrata. Proponiamo qui una versione classica, fedele alle origini,
perfetta per una torta alta, cremosa e dalla superficie liscia.
Ingredienti (per una tortiera da 24 cm):
250 g di biscotti Digestive
120 g di burro fuso
900 g di formaggio cremoso tipo Philadelphia
200 g di zucchero semolato
200 ml di panna fresca
3 uova intere + 1 tuorlo
1 cucchiaio di amido di mais
1 cucchiaio di succo di limone
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
un pizzico di sale
Per il topping (facoltativo):
Preparazione passo-passo
Base: tritare finemente i biscotti e
mescolarli con il burro fuso. Compattare il composto sul fondo della
tortiera foderata con carta forno, premendo bene con il dorso di un
cucchiaio. Riporre in frigorifero per almeno 30 minuti.
Crema: montare leggermente il formaggio
cremoso con lo zucchero, senza incorporare troppa aria. Aggiungere
la panna, le uova una alla volta, il tuorlo, l’amido, il succo di
limone, la vaniglia e il sale. Mescolare fino a ottenere una crema
liscia.
Cottura: versare la crema sulla base e
livellare. Cuocere in forno preriscaldato a 160°C per circa 70
minuti, preferibilmente a bagnomaria, per mantenere l’umidità e
ridurre le crepe in superficie. La cheesecake deve risultare
compatta ai bordi e leggermente tremolante al centro.
Riposo: spegnere il forno e lasciare
raffreddare la torta all’interno con lo sportello socchiuso. Una
volta fredda, riporre in frigorifero per almeno 6 ore, meglio tutta
la notte.
Topping: mescolare la panna acida con lo
zucchero a velo e spalmarla sulla superficie prima di servire.
Il risultato sarà una torta alta, dal gusto intenso, dove la
dolcezza del formaggio incontra la leggera acidità della panna acida
e la croccantezza della base di biscotto.
La cheesecake si presta a infinite combinazioni, ma la sua
ricchezza richiede contrasti ben calibrati. Una fetta di New York
Cheesecake si accompagna perfettamente a un vino dolce ma non
stucchevole: un Moscato d’Asti per chi ama le bollicine
leggere, oppure un Passito di Pantelleria per chi preferisce
note più complesse di miele e frutta secca.
Chi non vuole alcol può optare per un tè verde giapponese, il
matcha, che con il suo retrogusto erbaceo equilibra la cremosità del
dolce.
La cheesecake è un esempio raro di piatto capace di mantenere
un’identità universale pur trasformandosi a seconda del luogo. È
allo stesso tempo un dolce familiare e cosmopolita, che unisce
passato e presente. Non importa che sia preparata con ricotta, quark,
mascarpone o cream cheese: in ogni sua versione, conserva quel legame
originario con l’idea di nutrimento e piacere che aveva incantato
atleti e imperatori.
Oggi, che si scelga la leggerezza di una cheesecake fredda al
limone o la sontuosità di una New York cotta al forno, il gesto di
tagliare una fetta e affondare la forchetta nella crema resta
immutabile. È un atto semplice e rituale, che racchiude millenni di
storia in un morso.
La cheesecake non è solo un dolce: è un ponte tra culture, un
testimone silenzioso della capacità dell’uomo di reinventare
tradizioni e di adattarle al proprio tempo. In ogni variante c’è
la voce di un popolo, e in ogni fetta c’è un frammento di storia.