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Torta degli Addobbi: il dolce che racconta Bologna e l’Emilia


La cucina non è soltanto un insieme di ingredienti e tecniche: è memoria, rito, linguaggio collettivo. In Emilia, e in particolare a Bologna, esiste un dolce che più di altri esprime questo intreccio di gusto e identità: la torta degli addobbi, conosciuta anche come torta di riso. È una preparazione antica, profondamente legata a una festa religiosa che risale al XV secolo e che, ancora oggi, viene celebrata con orgoglio e continuità.

Dietro la sua dolcezza si nasconde una storia che mescola religione, convivialità e tradizione familiare. Non si tratta soltanto di un dessert, ma di un rito di comunità, nato per essere condiviso in piccoli bocconi, offerti come gesto di ospitalità.

La nascita di questo dolce è strettamente connessa alla Festa degli Addobbi, istituita a Bologna nel 1470. Ogni dieci anni, per celebrare il Corpus Domini, i parrocchiani decoravano le finestre con drappi colorati e aprivano le proprie case ai vicini. In questa occasione, le famiglie offrivano la torta di riso, tagliata a piccoli rombi e infilzata con stuzzicadenti, per essere facilmente gustata durante le visite.

Questa modalità di condivisione non era casuale: i dolci venivano offerti a chiunque bussasse alla porta, indipendentemente dal legame personale. La torta diventava così simbolo di accoglienza, di apertura alla comunità e di celebrazione collettiva.

Il riso, ingrediente principale, non era affatto comune nell’Italia settentrionale del Quattrocento. Proveniva dalle pianure lombarde e piemontesi, ed era considerato un alimento prezioso. Il suo utilizzo in un dolce destinato a una festa religiosa ne accresceva il valore simbolico: non solo nutrimento, ma dono raffinato, legato all’eccezionalità dell’evento.

Col tempo, la ricetta si è diffusa in gran parte dell’Emilia e della Romagna, assumendo piccole varianti locali, ma mantenendo intatta la struttura di base: riso cotto nel latte, zucchero, uova e aromi che richiamano un patrimonio di memoria sensoriale.

Un dato significativo è che nel 2005 la ricetta ufficiale è stata codificata e depositata presso la Camera di Commercio di Bologna dall’Accademia Italiana della Cucina, a testimonianza del suo valore culturale e gastronomico.

La torta degli addobbi non è una preparazione complessa, ma richiede cura e rispetto delle proporzioni. La base è un riso cotto lentamente nel latte, fino a diventare una crema compatta e profumata. Successivamente si aggiungono zucchero, uova e aromi: canditi, cedro, scorza di limone, a volte liquore come l’Alchermes o il Marsala, che donano un tocco caratteristico.

La cottura in forno è l’elemento che completa l’opera: il composto si compatta, formando una superficie dorata che racchiude un cuore morbido. Tagliata in piccoli rombi, la torta diventa un dolce da condividere, proprio come accadeva nelle case bolognesi durante le feste.

Ricetta passo dopo passo

Ingredienti per una torta da 8-10 porzioni

  • 200 g di riso originario (a chicco piccolo e tondo)

  • 1 l di latte intero

  • 200 g di zucchero

  • 80 g di canditi misti (preferibilmente cedro e arancia)

  • 80 g di mandorle spellate e tritate

  • 50 g di burro

  • 4 uova intere

  • Scorza grattugiata di 1 limone non trattato

  • 1 bicchierino di liquore (Alchermes, Amaretto o Marsala, a seconda della tradizione familiare)

  • Sale q.b.

Preparazione

  1. Cottura del riso: versare il latte in una casseruola capiente con un pizzico di sale. Quando giunge a bollore, aggiungere il riso e cuocere a fuoco lento, mescolando spesso, fino a ottenere una crema densa e compatta. Spegnere il fuoco e lasciare intiepidire.

  2. Unione degli aromi: al riso tiepido incorporare il burro, lo zucchero, i canditi, le mandorle tritate, la scorza di limone e il liquore scelto. Mescolare con cura fino a rendere l’impasto omogeneo.

  3. Uova: sbattere le uova e aggiungerle al composto, amalgamando bene.

  4. Cottura: versare il tutto in una teglia imburrata e infarinata, livellare la superficie e cuocere in forno preriscaldato a 180 °C per circa 45 minuti, finché la superficie risulta dorata.

  5. Raffreddamento: lasciare raffreddare completamente prima di tagliare. Tradizione vuole che la torta venga servita a temperatura ambiente, tagliata in rombi e infilzata con stuzzicadenti.

Questo dolce è molto più di una ricetta: rappresenta la storia stessa di Bologna e della sua cultura gastronomica. La sua presenza nei banchetti e nelle celebrazioni ha trasformato la torta degli addobbi in un simbolo di appartenenza.

Non va confusa con altre torte di riso presenti in Italia, come quella alla bobbiese della provincia di Piacenza, che è una preparazione salata. La versione emiliana è invece dolce e legata a una precisa tradizione religiosa e comunitaria.

Nei secoli, la torta ha assunto una duplice funzione: da un lato dolce festivo, preparato in occasioni solenni; dall’altro dolce familiare, trasmesso da generazioni in generazioni, in cui ogni casa aggiunge una propria sfumatura – più o meno canditi, liquore diverso, aggiunta di pinoli o uvetta.

La torta degli addobbi è un dolce ricco, profumato, dalla consistenza compatta e leggermente umida. Si abbina perfettamente con bevande che ne esaltino la dolcezza senza sovrastarla.

  • Vini da dessert: un Passito di Pantelleria o un Albana di Romagna dolce sono compagni ideali, grazie al loro equilibrio tra zuccheri e freschezza.

  • Liquori tradizionali: un bicchierino di Amaretto o Marsala accentua gli aromi della torta, creando un legame armonioso.

  • Bevande analcoliche: per chi preferisce un abbinamento più leggero, una tazza di tè nero o verde, servita tiepida, pulisce il palato e accompagna bene la dolcezza del riso.

La torta degli addobbi non è soltanto un dolce, ma una memoria collettiva che ancora oggi lega le persone attraverso il gesto della condivisione. Prepararla significa compiere un atto che va oltre la cucina: è mantenere vivo un rito antico, riportare in tavola il profumo di feste secolari e il calore delle case bolognesi aperte ai vicini.

Ogni morso racchiude il sapore di una tradizione che non si è mai spenta, e che continua a rinnovarsi, in Emilia come nel resto d’Italia, come simbolo di ospitalità e identità.






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